Articolo 1

Il primo articolo sancisce la nascita della Repubblica Italiana al seguito del Referendum nel 2 Giugno del 1946. Prima di allora in Italia vigeva una Monarchia ereditaria ,in cui il potere del re era ‘’limitato’’ dallo Statuto Albertino. Con il nuovo ordinamento repubblicano lo Stato è governato da un presidente, la cui carica non è più ereditaria ma elettiva con una durata prestabilita(7anni).

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

L’articolo 1 stabilisce il carattere democratico della Repubblica. Con questo si intende che la sovranità, cioè il potere di comandare e di compiere scelte politiche, appartiene al popolo. E’ naturale che un simile ruolo non possa essere esercitato in forma arbitraria. Quindi l’esercizio effettivo della sovranità popolare avviene in varie forme, mediante il quale ogni cittadino sceglie i propri rappresentanti a cui viene delegata non la sovranità, ma la cura effettiva degli affari pubblici. Si parla quindi di Repubblica Rappresentativa.

“L’associazione civile è l’atto più volontario che ci sia al mondo. Siccome ogni uomo nasce libero e padrone di sé, nessuno può, con nessun pretesto, asservirlo senza il suo consenso. Decidere che il figlio di una schiava nasca schiavo significa decidere che non nasca umano.”

L’espressione “Repubblica democratica” con cui si apre l’art.1, pone le fondamenta della nostra democrazia → forma di governo in cui tutte le “cariche pubbliche” sono espressione (diretta o indiretta) del consenso popolare (secondo il principio rousseauiano della sovranità popolare).Il concetto di DEMOCRAZIA esprime il potere del popolo sul popolo. La sovranità popolare si può esercitare secondo due forme di democrazia:

RAPPRESENTATIVA: quando i cittadini eleggono i propri rappresentanti al Parlamento, designano chi li rappresenta nella direzione del Paese.

DIRETTA: quando i cittadini partecipano in prima persona alle scelte politiche, votando i referendum (art.75) promuovendo testi di legge (art.71). Grazie all’evoluzione dell’informatica oggi, in alcuni casi, si sono adottate nuove forme di democrazia diretta (es. democrazia elettronica) che sono potenzialmente in grado di usare la rete, i social network e i blog per un più immediato coinvolgimento dei cittadini nelle scelte politiche del paese.Ad esso sono correlati, ad esempio, l’art.48 e l’art.51.

Dire che il lavoro è il fondamento della Repubblica equivale a considerare tutti i cittadini come tanti lavoratori che contribuiscono con il loro impegno al bene della Repubblica. Ognuno a modo suo. Il lavoro è dunque il principio su cui si basa la nostra società, affinché ognuno faccia la sua parte per contribuire al benessere e al progresso della propria Nazione. Ciò significa che ogni cittadino italiano deve avere la possibilità di lavorare. Tuttavia oggi questo diritto non viene garantito a tutti, perché la disoccupazione è dilagante. Per questo motivo molti giovani sono costretti ad emigrare all’estero, dando vita al noto fenomeno della “fuga di cervelli” e ad una fuga di manodopera che potrebbe contribuire al benessere della Nazione.

LA LEGISLAZIONE ATTUATIVA

Il principio di democrazia diretta e rappresentativa è stato attuato dal legislatore con numerose leggi ordinarie che disciplinano le consultazioni popolari: elezioni amministrative, elezioni politiche e sistemi elettorali, referendum (abrogativo, consultivo e confermativo).

Con la legge N.352, del 25 Maggio 1970 il Parlamento italiano, dopo ventidue anni dell’entrata in vigore della carta Costituzionale , ha dato attuazione all’ istituto del referendum popolare e a quello di iniziativa del popolo nella formazione delle leggi.

Con i referendum i cittadini esercitano una forma di potere legislativo negativo , nel senso che essi hanno l’opportunità di abrogare o convalidare una legge approvata precedentemente dal Parlamento. L’iniziativa popolare, invece, offre ai cittadini la possibilità di avanzare proposte di legge che, il Parlamento può successivamente approvare o respingere.

I referendum possono essere di due tipi:

Referendum abrogativo: è lo strumento di democrazia diretta più usato. Hanno ottenuto massima partecipazione e svolto un importante ruolo sociale i referendum sul divorzio del 1974 (affluenza alle urne di circa 88% della popolazione), quello riguardante i finanziamenti pubblici ai partiti nel 1978 (con affluenza pari a 82%), quello sull’interruzione di gravidanza del 1981 (affluenza pari ad 80%).

Referendum costituzionali: si sono tenuti tre importanti referendum costituzionali. Il primo vertente sulla modifica del titolo V della Costituzione( 7 ottobre 2001)che ha registrato una discreta affluenza con conseguente legge confermata dal 65% dei voti. Il secondo sulla modifica della parte II della Costituzione(25 e 26 giugno 2006) che, pur avendo ottenuto un’affluenza pari a circa il 53%, non è stato commutato in legge a causa del 61% di voti contrari. Infine il referendum sul superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero di parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL( Consiglio Nazionale dell’ Economia e del Lavoro) e la revisione del titolo V della II parte della Costituzione (4 dicembre 2016).Anche questo referendum non è stato commutato in legge per il 60% di voti contrari.

La legge N.148 del 1953 per le elezioni alla Camera dei deputati, (nota come ” legge truffa”), apportò modifiche al Testo Unico del 1948.

Essa modificò la legge proporzionale del 1948, introducendo un premio di maggioranza consistente nell’ assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato la metà dei voti validi . Tale legge fu voluta da De Gasperi e votata dai soli partiti di maggioranza con il tentativo di trasformare la precedente normativa proporzionale in maggioritaria.

Questa legge fallì nel suo impiego, pertanto fu abrogata nel 1953 con conseguente ritorno al sistema proporzionale disciplinato nel Testo Unico del 1948.

Con la legge del 4 Agosto 1993 fu introdotto un sistema elettorale ibrido : maggioritario per il 75% dei seggi corretto da un 25%proporzionale. Per i tre quarti dei seggi veniva eletto il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Per il restante quarto si aveva un sistema proporzionale diversamente congegnato per la Camera e il Senato.

Il sistema elettorale non ottenne i risultati sperati in quanto le forze politiche presenti erano ancora troppe, nonostante fossero riunite in due coalizioni: centro- destra e centro- sinistra. Con la legge elettorale del 21 Dicembre 2005, voluta da Berlusconi, veniva modificato il sistema elettorale precedente , passando dal sistema maggioritario a quello proporzionale, corretto per la presenza di un premio di maggioranza :nazionale per la Camera, regionale per il Senato. Prevedeva inoltre uno sbarramento del 2 % per un partito legato ad una coalizione, il 4 % per un partito che concorre da solo, Il 10% per una coalizione. L’aspetto più discusso e controverso fu l’introduzione di liste bloccate, in base alle quali gli elettori non possono esprimere preferenze ma votare solo liste dove i candidati sono scelti dai partiti. Subito contestato, questo sistema si poneva in netto contrasto con la volontà popolare che, nel referendum del 1993, si era espressa a favore del maggioritario. Questa legge(definita “Porcellum”, ovvero “porcata”) è stata dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2014.

Il 6 Maggio 2015, in sostituzione del noto “Porcellum”, è stata emanata la legge elettorale N.52, al fine di disciplinare l’elezione della sola Camera dei deputati. A decorrere dal 1 luglio 2016 si è introdotto un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria con una soglia di sbarramento al 3% , 100 collegi plurinominali e liste con capilista bloccati. Anche questa legge, meglio nota come Italicum, è stata dichiarata parzialmente illegittima dalla Corte Costituzionale ed è stata modificata.

La legge N.165 del 3 Novembre 2017, ha apportato modifiche al sistema di elezione della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.Delega al governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali.Il 4 marzo 2018 si sono svolte le votazioni secondo questo nuovo sistema, che combina in modo farraginoso, maggioritario e proporzionale (sistema elettorale misto). Questa legge presenta limiti sia in termini di rappresentatività che di stabilità governativa.

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