ARTICOLO 5

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attiva nei servizi che difendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

L’articolo 5 della Costituzione italiana fa parte dei principi fondamentali della stessa. L’ART.5 si articola in 3 importanti principi: 1. Unità e indivisibilità della Repubblica. 2. Principio autonomista. 3. Principio di decentramento amministrativo in virtù del quale l’AMMINISTRAZIONE STATALE si ramifica sul Territorio nazionale creando propri uffici decentrati che ne svolgono (con un certo grado di autonomia) alcune specifiche attribuzioni (es. Ministro degli Interni → prefetture) e competenze amministrative. 

Esso introduce la garanzia di un’ampia libertà conferita alle collettività territoriali nel perseguimento e nella gestione di interessi locali. Il principio di decentramento amministrativo conferisce poteri alle amministrazioni locali quali regioni, province e comuni. Ad esempio: le regioni si occupano della sanità, e quindi degli ospedali, le province si occupano delle scuole superiori e i comuni di quelle relative alle istruzioni primarie. Le autonomie comportano una DECENTRALIZZAZIONE in base alla quale si può parlare di “autonomie varie”:
• Autonomia politica • Autonomia normativa→ si possono emanare norme che, nel rispetto della legislazione nazionale, disciplinino le varie attività; • Autonomia amministrativa→ si possono emanare atti amministrativi validi solo sul proprio territorio; • Autonomia finanziaria→ consente l’imposizione e la gestione di tributi locali.

Enti pubblici territoriali o enti locali
Organizzazioni che curano gli interessi e promuovono lo sviluppo delle comunità dei territori che rappresentano. Per Enti Locali si intendono i comuni, le province, le città metropolitane, le comunità montane, le comunità isolane, le unioni di comuni e le Regioni. Ente -> organizzazione di persone e mezzi volti alla realizzazione di uno scopo comune. Le finalità perseguite dall’ente hanno carattere di interesse collettivo Territoriale/Locale -> il potere di tali enti è esercitato nell’interesse e nei limiti del territorio loro assegnato
Autonomia
Dal greco autòs ( αὐτός = da sé) e nòmos ( νομός = legge); indica che gli enti pubblici territoriali (Regioni, Città metropolitane, Province, Comuni) possono emanare proprie norme giuridiche ( regolamenti e anche leggi nel caso delle Regioni) efficaci nei rispettivi territori e in ottemperanza alla Carta Costituzionale.
Autogoverno
“Non si tratta solo di portare il governo alla porta degli amministrati, con un decentramento burocratico e amministrativo … si tratta di porre gli amministrati nel governo di se medesimi” (On. M. Ruini).
Decentramento
Attribuzione di poteri decisionali e compiti ad organi diversi da quelli centrali. Ciò favorisce una maggiore efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa.
Principio di sussidiarietà
Le funzioni e i compiti devono essere affidati alle autorità territorialmente più vicine ai cittadini, quali portatori di interessi meritevoli di tutela; agli organi di grado superiore devono essere lasciate quelle competenze che, per loro natura, non possono essere svolte localmente.
Principio di differenziazione
Nel distribuire funzioni agli enti territoriali locali, il legislatore deve tener conto delle diverse e particolari caratteristiche (demografiche, strutturali, organizzative) dei vari livelli di governo.
Principio di adeguatezza
L’ente al quale vengono conferiti compiti e funzioni deve essere dotato di una organizzazione in grado di garantirne l’esercizio.
Potere di intervento sostitutivo
Facoltà dello Stato di sostituirsi a Regioni ed enti locali territoriali, quando questi non siano adempienti rispetto alle loro funzioni e compiti (art. 120 Cost.).
Statuto
È un atto normativo fondamentale degli enti pubblici territoriali, che disciplina l’organizzazione e il funzionamento delle autonomie locali e pone le linee fondamentali rispetto ai rapporti con i cittadini.

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ

Sussidiarietà (deriva dal latino “subsidium”, che vuol dire “aiuto”) significa che le competenze e le funzioni pubbliche devono essere attribuite agli enti di governo più vicino ai cittadini, rispetto al centro; lo Stato deve intervenire soltanto quando i livelli inferiori non sono in grado di operare.

È l’art. 118 della Costituzione, nel testo riformato dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, che accoglie in pieno il suddetto principio, quando stabilisce che le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni “salvo che per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato” .Viene, quindi, introdotto il concetto di sussidiarietà verticale che dalla base dell’organizzazione della politica locale (il Comune) sale verso l’alto (gli enti di maggiore estensione: Stato e U.E.). Contestualmente è riconosciuto il principio di sussidiarietà orizzontale, che regola i rapporti fra gli enti pubblici e i privati (e, soprattutto, con le organizzazioni sociali quali, ad es. quelle di volontariato). E’ previsto che gli enti pubblici subentrino ai privati e a  quelle organizzazioni sociali soltanto nell’ipotesi in cui questi ultimi non siano in grado di svolgere funzioni di interesse generale. La nuova organizzazione territoriale della Repubblica, in base alla quale essa è costituita da Comuni, Città metropolitane, Province, Regioni e Stato (art. 114), configura una struttura che accoglie il principio della sussidiarietà verticale.

LE ORIGINI DEL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ

L’ importanza del principio di sussidiarietà può essere compreso a partire dal contesto storico-sociale nel quale è sorto:

•  la dottrina sociale della Chiesa cattolica romana: si trovano tracce già in autori quali, San Tommaso d’Aquino e Dante. In tempi più recenti, tale principio lo si evince dalla lettura delle encicliche Rerum Novarum (1891) di Leone XIII e, Quadragesimo anno di Pio XI (1931).

•  i dibattiti politici tesi al raggiungimento soddisfacente degli obiettivi di libertà e democrazia, massima espressione di uno Stato socialmente avanzato, dove l’uomo è al centro dell’attenzione

•  il Trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) riconosce il principio di sussidiarietà quale direttrice fondamentale che guida il processo di formazione dell’Unione Europea.

•  art. 118 Cost.: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.”

Titolo V – Le Regioni, le Province, i Comuni

LEGISLAZIONE ATTUATIVA ART.5

Come noto, il sistema delle autonomie territoriali rappresenta un punto di osservazione privilegiato dei processi di riforma che hanno coinvolto l’ordinamento repubblicano nell’ultimo ventennio. Tuttavia l’avvio delle Regioni (a parte l’esperienza delle autonomie speciali) risale solo al 1970, a distanza di oltre vent’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. In ogni caso, a parte i riferimenti essenziali di cui agli articoli 5 e 114 della Costituzione, l’ordinamento delle autonomie locali era rimesso, per espressa scelta del Costituente, interamente alla potestà legislativa dello Stato (art.128). In relazione ai poteri delle Regioni, l’articolo 117 prevedeva una competenza legislativa in materia di “circostanze comunali”, l’articolo 118 stabiliva che fosse lo Stato ad individuare le funzioni di interesse esclusivamente locale, mentre un accenno all’autonomia finanziaria delle Regioni era contenuto nell’articolo 119. La legislazione ordinaria ha con grande ritardo riformato il sistema delle autonomie territoriali, la prima organica riforma delle autonomie locali si è avuta solo con la legge n.142/1990. Con l’istituzione delle Regioni, e soprattutto con i successivi decreti di trasferimento di funzioni a Regioni ed enti locali, il problema dell’esatta configurazione dell’ambito dell’autonomia locale inizia, però, a porsi in maniera più evidente. In primis si cerca di attuare un consolidato sistema di coordinamento tra livelli di governo e di integrare le politiche territoriali, come dovrebbe avvenire in ambito socio-sanitario. In seguito, la legge n.81/1993, introduce l’elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia, che conferiscono un ruolo potenziato all’esecutivo locale. Un ulteriore passo avanti, lo si fa attraverso le leggi costituzionali n.1/1999 e n.2/2001 che disciplinano l’elezione diretta del Presidente della regione. Con l’adozione del D.lgs. n. 112/1998, ispirato ai principi di un federalismo amministrativo, le funzioni amministrative statali sono state delegate a Regioni ed enti locali. Tale complesso processo di riforma ha introdotto il principio di sussidiarietà, valorizzando l’amministrazione locale come amministrazione generale di base. Il sistema così delineato prevedeva da un lato le funzioni da mantenere espressamente in capo allo Stato e, dall’altro, quelle da conferire a Regioni, Provincie e Comuni; l’attribuzione a Regioni ed enti locali delle specifiche risorse necessarie all’esercizio delle nuove funzioni ed altro ancora.

La riforma del Titolo V ( Legge costituzionale n. 3/2001) ha cercato di dare “struttura” costituzionale ad alcune delle scelte già anticipate a livello amministrativo delle riforme degli anni Novanta. I principali punti sono: la valorizzazione delle autonomie territoriali nei confronti dello Stato, quali enti costitutivi della Repubblica; l’espresso riconoscimento dell’autonomia normativa degli enti locali; la generale inversione dell’ordine delle competenze legislative regionali rispetto a quelle dello Stato, ora titolare solo delle competenze enumerate dall’articolo 117; la scomparsa del limite dell’interesse nazionale; un rafforzamento della competenza legislativa delle Regioni in materie di tradizionale interesse degli enti locali; l’individuazione in capo allo Stato della potestà legislativa in materia di organi di governo, legge elettorale e funzioni fondamentali degli enti locali. In base al nuovo articolo 119, tra l’altro, Regioni ed enti locali “stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”.

 Organi politici

Consiglio comunale
ComposizioneFunzioniModalità elettive e durata
Organo collegiale composto dai consiglieri in un numero che oscilla fra i 12 dei comuni con meno di 3000 abitanti e i 60 dei comuni con più di 1 milione di abitanti.Ha la funzione di indirizzo e di controllo politico-amministrativo, con competenza normativa- esclusiva su alcuni atti particolarmente importanti per la vita dell’ente.Eletto contestualmente all’elezione del Sindaco a suffragio universale diretto dai cittadini residenti nel comune che abbiano compiuto 18 anni. In carica cinque anni.
Sindaco
 Organo monocratico.Capo dell’amministrazione. È posto a capo dell’organizzazione comunale e la rappresenta. Convoca e presiede la Giunta, di cui nomina e revoca i membri, e il Consiglio, quando non è previsto un Presidente, e sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti. Ufficiale di Governo. In questo suo secondo ruolo tiene i registri di stato civile ed emana provvedimenti in materia di ordine e sicurezza pubblica.È eletto a suffragio universale e diretto. In carica cinque anni.
Giunta comunale
È presieduta dal sindaco e composta dagli assessori da quest’ultimo scelti. Il numero degli assessori, stabilito dallo statuto, non deve essere superiore ad un terzo del numero dei consiglieri comunali.Ha la funzione esecutiva e compie tutti gli atti che non siano riservati al Consiglio e al Sindaco.Attua l’indirizzo politico nei diversi ambiti di competenza di ciascun assessorato (es. istruzione, sport, assistenza sociale, bilancio ecc.) Riferisce annualmente al consiglio sulla propria attività e svolge una funzione di impulso nei suoi confronti.Sono nominati dal Sindaco, entro 10 giorni dalla sua elezione, anche tra i cittadini non facenti parte del Consiglio, purché in possesso dei requisiti di compatibilità e di eleggibilità alla carica di consigliere. In carica cinque anni.
Segretario comunale
ComposizioneFunzioni
Organo monocratico.Svolge compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell’ente.
Difensore civico
Organo monocratico facoltativo.È un organo a cui si possono rivolgere i cittadini per vedere tutelati i propri diritti nei confronti delle autorità comunali.
Dirigenti comunali
Organi a capo delle aree amministrative.Dirigono gli uffici e i servizi, secondo i criteri e le norme dettate dagli statuti e dai regolamenti, e tutti i compiti non rientranti tra le funzioni degli organi di governo del Comune.
Direttore generale
Organo monocratico previsto nei Comuni particolarmente importanti.Garantisce l’efficienza della struttura comunale.

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