Articolo 6

“La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.”

L’articolo 6 stabilisce che l’Italia tutela le minoranze linguistiche intese anche come minoranze etniche culturali, sia diffuse in modo minore in tutto il territorio che insediate in specifiche realtà territoriali.

In base a questa legge, la tutela delle minoranze linguistiche si basa su due criteri fondamentali: il criterio differenziale, secondo cui non tutte le minoranze sono tutelate in maniera eguale dalle norme; il criterio territoriale, che impone che i diritti di una minoranza linguistica rimangano confinati solo nei territori di insediamento del gruppo in questione.

Le minoranze sono pertanto distinte in:

  1.  Minoranze superprotette di cui fanno parte Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia. Questi territori godono di norme speciali e strumenti, come ad esempio, il sistema scolastico unico e bilingue, la soggettività giuridica propria, l’uso della lingua minoritaria negli uffici della Pubblica Amministrazione …
  2.  Minoranze riconosciute a tutela eventuale: sono “piccole minoranze” come ad esempio i ladini;
  3.  Minoranze non riconosciute e non protette, ossia i gruppi rom, sinti, caminanti; Per questi gruppi viene attuato solamente il principio di uguaglianza formale, di “non discriminazione”.

Attualmente l’Italia riconosce e tutela le popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e quelle parlanti il francese, il franco provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo, da cui deriva l’esclusione dei rom, sinti, caminanti.

La tutela delle minoranze linguistiche è in continuo sviluppo poiché, nonostante le minoranze riconosciute siano aumentate, rimane ancora aperto il problema delle minoranze non protette nonché degli immigrati che, secondo alcuni, vanno considerati alla stregua di una minoranza linguistica. Il nostro Paese non è in grado di fronteggiare il problema in maniera adeguata e questo genera accesi dibattiti. Per alcune persone l’immigrazione rappresenta una minaccia per l’identità del Paese, mentre per altre costituisce una possibilità di sviluppo e miglioramento (multilinguismo, pluriculturalismo) e una maniera efficace per garantire la partecipazione e l’inclusione di tutte le etnie.

Questo articolo è legato al periodo storico in cui la Costituzione è stata redatta: durante il Fascismo non erano contemplate le lingue straniere e bisognava italianizzare tutte le parole provenienti dall’estero. Tramite questo articolo, si è voluto superare quel periodo, evitando discriminazioni su base linguistica e tutelando le minoranze presenti in Italia.

“I cittadini europei e tutti coloro che vivono nell’UE in modo temporaneo o permanente dovrebbero avere l’opportunità di partecipare al dialogo interculturale e realizzarsi pienamente in una società diversa, pluralista, solidale e dinamica, non soltanto in Europa, ma in tutto il mondo.”

Il tema della mediazione interculturale, intesa come strumento utile all’integrazione degli stranieri e alla valorizzazione delle diversità, è stato introdotto per la prima volta nella normativa nazionale dall’articolo 36 e dall’articolo 40 della legge n.40 del 6 marzo 1998.

Il Testo Unico sull’immigrazione all’articolo 38 stabilisce che i minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico; ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica. L’effettività del diritto allo studio è garantita dallo Stato, dalle Regioni, e dagli enti locali anche mediante l’attivazione di appositi corsi ed iniziative per l’apprendimento della lingua italiana. Un esempio è la scuola Penny Wirton, ovvero una scuola gratuita di italiano per migranti creata dall’instancabile lavoro di Eraldo Affinati (scrittore e insegnante italiano) e animata da un numerosissimo gruppo di docenti- volontari in tutte le principali città italiane. La comunità scolastica accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a fondamento del rispetto reciproco, dello scambio tra le culture e della tolleranza; a tale fine promuove e favorisce iniziative volte all’accoglienza, alla tutela della cultura e della lingua d’origine e alla realizzazione di attività interculturali comuni.

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