IL PADRE COSTITUENTE DELL’ARTICOLO 1

AMINTORE FANFANI


“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Nella nostra formulazione l’espressione democratica vuole indicare i caratteri tradizionali, i fondamenti di libertà e di uguaglianza, senza dei quali non vi è democrazia. Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui. Niente pura esaltazione della fatica muscolare, come superficialmente si potrebbe immaginare, del puro sforzo fisico; ma affermazione del dovere di ogni uomo di essere quello che ciascuno può in proporzione dei talenti naturali, sicché la massima espansione di questa comunità popolare potrà essere raggiunta solo quando ogni uomo avrà realizzato, nella pienezza del suo essere, il massimo contributo alla prosperità comune”.
22 marzo 1947
Assemblea Costituente

Amintore Fanfani nacque in provincia di Arezzo il 6 Febbraio 1908 . Studió Economia e Commercio all’università Cattolica di Milano dove si laureó nel 1930. All’università Cattolica conobbe Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira , i tre studiarono e discussero sul ruolo che avrebbe assunto il partito che nel 1942 sarebbe diventato la Democrazia Cristiana . Durante la campagna elettorale Dossetti espresse il proprio desiderio di diventare prete .Dopo l’armistizio del 1943 e fino al 1945, Fanfani scappó in Svizzera per sottrarsi alla rappresaglia nazifascista, dove organizzó corsi universitari per i rifugiati italiani.
Il 2 Giugno 1946 fu eletto membro dell’Assemblea Costituente , da questo momento in poi assunse varie cariche: Ministro del lavoro (1947-1950),Ministro dell’agricoltura,(1951-1953) Ministro dell’interno (1953-1954) durante i governi di De Gasperi e Pella. Egli non riuscì a formare un governo e, nel luglio del 1954, fu eletto segretario del partito. Nel 1958 diede vita ad un governo bicolore DC-PSDI, nel febbraio 1959, in seguito alla scissione della corrente democratica di cui era leader , si dimise da entrambe le cariche. Il terzo governo Fanfani e il quarto formarono i governi di centro-sinistra . Nel 1964 si candidó come Presidente della Repubblica e non fu eletto. Divenne Ministro degli esteri e Presidente della ventesima assemblea generale delle nazioni unite .
Nel 1968 fu eletto come presidente del Senato . Nel 1972 fu eletto senatore a vita e nel giugno 1973 fu rieletto segretario della Democrazia Cristiana, che guidó nello scontro referendario per l’abrogazione della legge sul divorzio. Nel dicembre 1982 fu presidente del Consiglio di un governo quadripartito . Dall’aprile 1987 fu presidente del sesto governo . Fu presidente del Senato per cinque legislature, si impegnò intensamente per rinnovare e regolamentare l’Istituzione, diede vita a riforme ancora oggi in vigore al fine di valorizzare le funzioni parlamentari e di adeguarle alle trasformazioni della società. Aderì al Partito popolare italiano nel 1994. Morì a Roma nel 1999.

Da questo intervento di Amintore Fanfani emerge la sua concezione del lavoro e il suo contributo alla redazione delle disposizioni Costituzionali che fanno riferimento al lavoro. Per Fanfani il lavoro rappresentava non soltanto uno strumento per l’ottenimento di un reddito in grado di garantire benessere o almeno dignitosa sopravvivenza, ma un fattore indispensabile per la realizzazione della persona e per la costruzione di unità e coesione sociale. Le disposizioni costituzionali non sono semplici dichiarazioni di desiderio, ma servono proprio a garantire il lavoro.
Per Fanfani, in una economia sociale di mercato come la nostra, non può esserci spazio per lavori aleatori o che generano isolamento e disarticolano la società.
Egli inoltre sostiene che il potere è fondato nel popolo, deriva dal popolo ed è il popolo il giudice ultimo di come i poteri sono esercitati. Attraverso il voto si chiede conto di come si è governato.
L’attività politica di Amintore Fanfani, caratterizzata da fede, tenacia e moralità , muove dalla ricostruzione post-bellica, attraverso la partecipazione all’Assemblea Costituente, e prosegue fino quasi all’inizio dell’era dalla globalizzazione.
Grazie alla sua capacità di visione e alla sua determinazione ha potuto realizzare straordinari programmi di intervento pubblico a sostegno dell’occupazione e delle classi meno abbienti. Primo fra tutti il piano di edilizia popolare “Ina-casa”, del quale seguì con estrema attenzione non solo l’iter di approvazione da parte delle Camere, ma anche tutti le fasi successive della sua attuazione.
L’ampiezza dell’orizzonte culturale ha contraddistinto tutta la sua attività di storico dell’economia e di uomo politico. In Fanfani il convinto meridionalismo coincise con un forte europeismo, perché l’Europa unita rappresentava per lui il compimento del movimento dei popoli che aveva condotto alla formazione degli Stati nazionali, il punto d’approdo di quel percorso che in Italia aveva trovato il suo momento decisivo nello sbarco dei Mille.

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