PADRE ARTICOLO 12

PALMIRO TOGLIATTI

“L'articolo così formulato mi sembra insufficiente, in quanto non dice se i colori della bandiera sono disposti nella direzione orizzontale o in quella verticale. Rimane, inoltre, aperto il problema dell'emblema della Repubblica italiana che, se venisse approvato dalla Costituente, dovrebbe occupare il centro della bandiera.”

Benché la figura del grande statista Palmiro Togliatti abbia contribuito alla stesura di altri, certamente più significativi, tra i dodici principi costituzionali, egli ha preso parte, seppure in misura minima, anche al breve dibattito che si è consumato intorno alla stesura dell’articolo 12 in seno all’Assemblea Costituente. Allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale, Togliatti si dichiara interventista, convinto che l’Italia attraverso la partecipazione al conflitto, possa completare il processo risorgimentale. Questa sua posizione si discosta da quella dei suoi compagni di partito, il Partito socialista. Al termine della guerra, in Europa e nel mondo, dilaga il mito della rivoluzione bolscevica che appassiona i lavoratori, che vedono nella vittoria del socialismo l’avvento di un mondo più giusto e più libero.Togliatti inizia a collaborare al giornale “L’Ordine Nuovo” fondato da Gramsci, vicino alle posizioni di Lenin. Togliatti lascia, insieme a Gramsci, il Partito socialista per fondare il Partito Comunista d’Italia, che di lì a poco sarà messo fuori legge dal regime fascista, come tutti gli altri partiti politici presenti in Italia.

I maggiori esponenti del partito sono costretti a fuggire, mentre altri sono incarcerati. Togliatti riesce a scappare in Unione Sovietica nel febbraio 1926. Nello stesso anno Gramsci è arrestato e Togliatti diviene segretario del partito, carica che ricoprirà fino alla morte. Crollato il regime fascista, torna in Italia a bordo della nave Tuscania che attracca a Napoli. Di fronte ai conflitti che agitano il Comitato di Liberazione Nazionale, Togliatti propone ai partiti antifascisti di combattere insieme contro il fascismo e di procrastinare il dibattito circa la questione istituzionale solo a guerra conclusa: è la “Svolta di Salerno”. La sua intuizione lo fa ergere a capo di un movimento che fa della rivoluzione proletaria il suo mito fondativo e lo pone come leader di un nuovo partito che si avvia a diventare un grande partito di massa. Il 2 giugno 1946 Togliatti viene eletto membro dell’Assemblea Costituente; lo stesso anno, in qualità di Ministro della Giustizia, propone l’amnistia per gli ex fascisti. L’anno successivo, durante gli accesi dibattiti in seno all’Assemblea Costituente, Togliatti si batte per l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione che sancisce che i rapporti fra Stato e Chiesa vengano regolati dal Concordato stipulato nel 1929 fra la Santa Sede e il regime fascista. Socialisti e Repubblicani gli rimproverano di non difendere la laicità dello Stato, mentre la Democrazia Cristiana trova in lui un interlocutore importante.

Nella primavera del 1947 tuttavia, si conclude l’esperienza del Partito comunista al governo: anche in Italia è iniziata la “guerra fredda” e De Gasperi estromette i partiti di sinistra dalla compagine governativa. Nelle elezioni politiche del 1948, le prime elezioni libere dopo il ventennio fascista, il Partito comunista e Il Partito socialista alleati nel Fronte Democratico Popolare, perdono le elezioni: il risultato ottenuto dalla Democrazia Cristiana, con più del 48% del voti, lega inevitabilmente il Paese al blocco occidentale, alla NATO e all’Europa. Due mesi dopo, Togliatti viene colpito con un’arma da fuoco e ferito gravemente da un giovane di estrema destra. Nel paese si diffonde la notizia: il cordoglio per il segretario del PCI si trasforma in una manifestazione nazionale di protesta contro il governo, la CGIL vorrebbe proclamare lo sciopero generale; è lo stesso Togliatti a impedire che la protesta degeneri in un sussulto rivoluzionario.

È il 1956 l’anno più drammatico per la politica di Togliatti e per l’intero movimento operaio: durante il XX congresso del partito comunista sovietico, il segretario Kruscev denuncia il culto della personalità di Stalin e i crimini da lui commessi. La sinistra di tutto il mondo è scossa; Togliatti, che ha partecipato al XX congresso, sostiene su “Nuovi Argomenti”, la tesi del cosiddetto “policentrismo”. Per la prima volta il leader comunista si esprime contro l’idea di una guida unica e unitaria del movimento operaio e a favore dell’indipendenza dei partiti comunisti dal Partito comunista sovietico. Nello stesso anno i carri armati sovietici entrano a Budapest e reprimono nel sangue la rivolta d’Ungheria. Su “L’ Unità”, il giornale del PCI, Togliatti scrive che é necessario tutelare la rivoluzione e reagire contro i reazionari. Questo segna il momento di maggiore distacco fra il Partito comunista e il Partito socialista dalla fine della seconda guerra mondiale. II Partito socialista, infatti, condanna risolutamente l’intervento sovietico e, di li a pochi anni, dà vita con la Democrazia Cristiana alla stagione del centro-sinistra Togliatti muore a Jalta, sul Mar Nero, il 21 agosto del 1964. Al suo funerale, a Roma, partecipa un milione di persone che rende omaggio alla figura del grande leader comunista.

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